Cadute degli anziani in casa
Pubblicata il 30 ottobre 2026
Una caduta viene raccontata quasi sempre come un episodio: è scivolata, è inciampata, si è girata male. Chi studia il fenomeno la descrive in modo opposto: è il punto di arrivo di più condizioni che si sommano, e quasi tutte erano già visibili prima che accadesse qualcosa.
Questa pagina mette insieme i numeri ufficiali, gli interventi con un effetto misurabile e il comportamento da tenere nei minuti successivi. Non contiene indicazioni mediche: un trauma non si valuta da casa, ma dal medico di famiglia, dalla guardia medica o al pronto soccorso.
Che cosa dicono i numeri
La sorveglianza Passi d'Argento dell'Istituto superiore di sanità, nei dati del biennio 2023-2024, indica che il 20 per cento delle persone con più di 65 anni è caduto almeno una volta nei dodici mesi precedenti: il 14 per cento una volta sola, il 6 per cento due o più volte. Nel 18 per cento dei casi c'è stata una frattura, nel 16 per cento un ricovero di almeno un giorno.
Il luogo prevalente è la casa, con il 54 per cento degli episodi, seguita dal giardino con il 21 e dalla strada con il 20. Il dato che spiega molto, però, è un altro: solo il 29 per cento degli intervistati considera la propria abitazione un luogo a rischio elevato.
Il rischio non è uguale per tutti
Sempre secondo Passi d'Argento, la quota di chi è caduto passa dal 15 per cento nella fascia 65-74 anni al 31 per cento oltre gli 85, e le donne riferiscono cadute nel 24 per cento dei casi contro il 15 per cento degli uomini.
Sul piano internazionale l'Organizzazione mondiale della sanità stima circa 842.000 decessi all'anno per caduta nel mondo, seconda causa di morte per infortunio non intenzionale dopo gli incidenti stradali, e indica che il 71 per cento riguarda persone dai 60 anni in su.
Perché si cade: raramente una causa sola
Le pagine dell'Istituto superiore di sanità dedicate agli incidenti domestici descrivono le cadute come un evento multifattoriale, e qualche fattore è stato quantificato. La debolezza muscolare risulta fra i più pesanti, con un rischio relativo medio intorno a 4,9 nella sintesi di sedici studi. Contano poi i disturbi dell'andatura e dell'equilibrio, la ridotta mobilità, i deficit cognitivi e malattie come il Parkinson, l'artrosi, gli esiti di un ictus, il diabete, le vertigini.
L'indicatore più affidabile, però, è la caduta precedente: chi è già caduto cade di nuovo, se le condizioni che lo hanno portato a terra restano al loro posto. Per questo la prima caduta non va archiviata come sfortuna.
Farmaci e pressione: il capitolo da portare al medico
Le stesse fonti associano alle cadute l'uso di psicofarmaci, con un odds ratio intorno a 1,7, e l'assunzione di quattro o più medicinali al giorno. L'ipotensione ortostatica, cioè il calo di pressione quando si passa in piedi, ha una prevalenza stimata fra il 10 e il 30 per cento negli anziani che vivono a casa.
Da qui non si ricava niente da fare in autonomia: nessuna terapia si tocca, si riduce o si sospende in famiglia. Si può invece arrivare alla visita portando la lista, tenuta aggiornata, di ciò che la persona assume ogni giorno, gocce e integratori compresi, e domandare se quell'insieme possa incidere su equilibrio e pressione. Come si tiene in ordine l'elenco quando i farmaci sono molti è spiegato nella guida sulla gestione di molte terapie insieme.
Vista, udito, scarpe
Il deficit visivo è associato alle cadute con un odds ratio medio di 2,8, e le stesse fonti segnalano che il calo di vista, udito e memoria aumenta la probabilità di inciampare. È una delle poche voci su cui si interviene senza spostare mobili: controllo della vista, lenti adeguate, occhiali puliti e raggiungibili di notte.
Anche le calzature compaiono fra i punti su cui l'Organizzazione mondiale della sanità raccomanda di intervenire. In casa il problema tipico sono le ciabatte aperte dietro, che si perdono a metà passo, e le calze sul parquet.
Quanto rende sistemare la casa
L'Organizzazione mondiale della sanità elenca due misure con un effetto quantificato nelle popolazioni studiate: gli esercizi di forza ed equilibrio, associati a una riduzione del tasso di cadute intorno al 23 per cento, e la correzione dei pericoli domestici, associata a una riduzione intorno al 38 per cento nei gruppi a rischio più alto. Avverte anche di non presentare la vitamina D come strategia generale di prevenzione.
Le cause ambientali, nella sintesi di dodici studi su 3.628 cadute, pesano in media per il 31 per cento. Dentro casa i luoghi più frequenti sono la cucina con il 25 per cento, la camera da letto con il 22, le scale con il 20 e il bagno con il 13.
Cucina e soggiorno
Si parte dal pavimento, perché è lì che si inciampa. Via i tappeti piccoli e quelli con il bordo rialzato, oppure fissati con biadesivo su tutto il perimetro. I cavi delle lampade e del televisore vanno portati lungo i muri. Il pavimento non va lucidato.
Poi l'altezza a cui stanno le cose: piatti, bicchieri e pentole di uso quotidiano fra il fianco e la spalla, così nessuno sale su una sedia e nessuno si piega fino a terra. Infine una poltrona con braccioli e seduta non bassa, perché alzarsi da un divano morbido è uno dei gesti in cui si perde l'equilibrio.
La camera da letto e il percorso notturno
La camera è il secondo ambiente per numero di cadute, e il momento critico è il tragitto verso il bagno di notte. Serve una luce che si accenda senza cercarla: un interruttore raggiungibile dal letto o una lampada a sensore lungo il corridoio.
Il letto non deve essere troppo alto né troppo basso: ci si siede sul bordo con i piedi a terra. Accanto, un piano dove stiano occhiali, acqua e telefono, così non c'è motivo di attraversare la stanza nel buio. Se la persona si alza più volte per notte, conviene dirlo al medico invece di considerarlo normale.
Il bagno
È l'ambiente dove gli interventi sono più efficaci e meno diffusi. Passi d'Argento rileva che il 62 per cento degli over 65 ha un tappetino antiscivolo nella vasca o nella doccia, ma solo il 22 per cento i maniglioni e il 17 per cento un seggiolino. Un terzo non ha nessun presidio.
Le cose da mettere sono poche e sono le stesse in ogni casa: un maniglione fissato alla parete, non il portasciugamani usato come appiglio; un tappetino antiscivolo nel piatto o nella vasca; uno sgabello per lavarsi da seduti; un rialzo per il sedile. Il tappeto di stoffa davanti al lavandino va eliminato. Il montaggio lo fa un operaio: un maniglione che si stacca peggiora la situazione.
Scale, ingresso, illuminazione
Le scale valgono un quinto delle cadute domestiche. Occorrono un corrimano continuo fino all'ultimo gradino, una striscia antiscivolo sul bordo di ogni gradino e un interruttore in cima e in fondo. Sui gradini non si appoggia niente.
All'ingresso servono un posto per sedersi a togliere le scarpe e una luce che si accenda appena si entra. In tutta la casa serve più luce di venti anni prima, e nessuna zona d'ombra sui passaggi.
L'ora dopo una caduta
La reazione istintiva, tirarla su di peso, è quella da evitare. Prima si resta vicini, si parla e si chiede che cosa ricorda, se ha male e dove, se riesce a muovere braccia e gambe, e si guarda se ha preso un colpo alla testa.
Se riferisce dolore forte, se non riesce ad alzarsi da sola, se una gamba o un braccio appaiono in posizione anomala, non la si muove: la si copre, la si lascia dove è e si chiama il 112. Se invece si rialza senza difficoltà, la faccenda non è chiusa: si fa sedere, si resta a guardarla qualche minuto e si avvisa comunque il medico di base nella giornata.
Quando si chiama subito il 112
Il numero si chiama senza pensarci se la persona ha perso coscienza anche per pochi secondi, se ha battuto la testa, se assume farmaci anticoagulanti o antiaggreganti, se è confusa o non ricorda l'accaduto, se vomita, se non si regge in piedi o ha un dolore che le impedisce di muoversi.
All'operatore servono poche informazioni in ordine: l'età, che cosa è successo, se ha battuto la testa, quali farmaci prende, se ha malattie rilevanti. La decisione è loro. Quelle informazioni si raccolgono prima, non durante la telefonata: la guida sulle cose da tenere pronte in caso di emergenza elenca il minimo indispensabile.
La paura di cadere peggiora le cose
Passi d'Argento rileva che il 34 per cento degli over 65 ha paura di cadere, quota che sale al 53 per cento oltre gli 85 anni e al 42 per cento fra chi vive solo, e che quasi raddoppia in chi è già caduto. Fra questi ultimi i sintomi depressivi riguardano il 17 per cento, contro il 7 per cento del campione complessivo.
Il meccanismo è circolare: chi ha paura si muove meno, perde forza ed equilibrio, e il rischio sale. Per questo «stai ferma» non è una misura di sicurezza. Che cosa la persona possa continuare a fare, e con quale appoggio, va chiesto al medico o al fisioterapista.
Dopo la prima caduta
La prima caduta è il momento in cui la famiglia ha più informazioni e più motivazione, e di solito è anche quello in cui le disperde. Tre cose la rendono utile.
La prima è scrivere l'episodio: giorno, ora, stanza, che cosa stava facendo, se c'era buio, come si è sentita prima, che conseguenze ci sono state. Due o tre righe. Alla terza caduta quelle righe mostrano uno schema — accade sempre di notte, o sempre dopo essersi alzata in fretta — e sono esattamente ciò che il medico chiede. Annotarle dove le vedono tutti, come nel diario condiviso di CuraFam, evita che la badante sappia una cosa, la figlia un'altra e il medico nessuna delle due; la pagina delle funzioni dell'applicazione mostra dove finiscono note e parametri.
La seconda è fare un giro della casa stanza per stanza: cucina, camera, scale, bagno. Si decide chi compra che cosa e chi chiama l'operaio, con una data. Senza nomi e senza date, l'elenco resta un elenco.
La terza è portare tutto alla visita successiva: il racconto scritto, l'elenco dei farmaci, le domande. Solo l'11 per cento degli over 65 riferisce di aver ricevuto consigli sulla prevenzione delle cadute da un medico o da un operatore sanitario nei dodici mesi precedenti. Quel numero migliora se è la famiglia a porre la domanda.
Resta un confine netto: l'ambiente, l'organizzazione e le informazioni sono responsabilità della famiglia, mentre la valutazione di un trauma, la revisione delle terapie e ogni giudizio sulla capacità di camminare appartengono a chi ha un titolo per esprimerlo.
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